Solisti fuoriclasse. 2° Rapporto di Ricerca

“Solisti fuoriclasse”, è questa la generazione dei giovani che emerge dal 2° Rapporto di ricerca realizzato dall’Osservatorio “Generazione Proteo”.

Virtuosi, sicuri, dotati di grande fiducia nelle proprie capacità e potenzialità, desiderosi di rapporti autentici e sinceri: sono i giovani “solisti” che la ricerca ha contribuito a tratteggiare, giovani talenti cui sta per essere assegnato un importante passaggio nello spartito e nella composizione della società, «la cui esecuzione – afferma il direttore della ricerca, Nicola Ferrigni – troverà le sue basi sull’importanza della funzione sociale assegnata dai giovani alla famiglia e all’amicizia, e a tutti quei valori e ideali che rendono eccellente una società: la libertà, la cultura, la lealtà, l’onestà. I solisti fuoriclasse sono giovani che, contravvenendo alle superficiali interpretazioni sulla generazione odierna, tengono a distanza quegli aspetti e quelle caratteristiche sulle quali la nostra cultura ha insistito in maniera significativa negli ultimi anni, quali il successo, la bellezza, il denaro».

Un’esecuzione che si muove d’altra parte sul terreno fragile delle paure per il futuro e dell’impossibilità di realizzare i propri sogni, dell’attuale instabilità politica ed economica, della totale perdita di fiducia nei confronti del sistema-Paese in tutte le sue sfumature istituzionali, e che colloca i giovani “fuori dalla classe”.

«La ricerca sfata molti luoghi comuni. I giovani solisti fuoriclasse hanno piena coscienza delle proprie abilità, una consapevolezza che determina grande fiducia in se stessi nonché un elevato grado di soddisfazione per la propria vita e le proprie relazioni, prima fra tutte quella con la propria famiglia. Pilastro della società, la famiglia si rivela il principale punto di riferimento e il “porto sicuro” delle giovani generazioni che enfatizzano ed esaltano il rapporto fiduciario reciproco con le figure genitoriali, celebrate ed enfatizzate fino quasi a investirle del fascino del mito».

Nel confronto con la propria generazione, i giovani intervistati elevano e promuovono quella dei propri genitori, giudicata responsabile, concreta, determinata, sensibile e solidale; caratteristiche e qualità queste che non si riconoscono alla propria generazione, considerata invece dagli interessati come insoddisfattaviziataesigente, annoiataindividualista. Un’autodenuncia, dunque, che se da un lato vela e protegge una nobile forma di responsabilità, dall’altra rende evidenti fratture e paradossi delle giovani generazioni. Alla ricerca di relazioni autentiche fondate sulla sincerità e sull’onestà, queste mettono in dubbio e in crisi la fiducia nel sistema-Paese, compresa la scuola, in cui i giovani fanno fatica a riconoscersi fino a mettere in discussione il rapporto fiduciario con insegnanti e persino con i propri compagni di classe. Dotati dunque di forte personalità che però, nell’era dell’interconnessione, si stenta a condividere, persino con il gruppo dei pari. Disillusi e delusi dalla classe politica, colpevole di tutelare solo i propri interessi e di non tener fede alle promesse fatte ai propri elettori una volta al governo, i giovani confidano e credono ancora nella partecipazione intesa nel suo significato più autentico e tradizionale e che si rivela nello strumento democratico del voto.

Le opportunità offerte dal web trovano solida espressione nelle nuove modalità di relazione e comunicazione proposte in modo particolare dai social network, che vedono un’ampia penetrazione nella vita dei più giovani. Grandi utilizzatori delle piattaforme di condivisione sociale, Facebook in particolare, essi sono coscienti dei rischi derivanti dal loro utilizzo, come lo sviluppo di forme di dipendenza, oppure l’utilizzo improprio e pericoloso che può travolgere e annientare giovani vite; rischio e pericolosità che i giovani stessi hanno riconosciuto al social Ask.Fm.

Monadi e solisti, dunque, che faticano a trovare armonia nella propria “orchestra”, rappresentata questa dalla propria classe, dal proprio gruppo, dal proprio Paese di cui non ci si sente più orgogliosi, di cui si condanna l’instabilità politica e che si vorrebbe addirittura lasciare scegliendo di trascorrere un periodo della propria vita, anche breve, in un Paese estero.