I Talentuosi Acrobati. Cyberbullismo e Bullismo

infografiche proteobrains 2016

4° Rapporto di ricerca Generazione Proteo

Il fenomeno del cyberbullismo appare sempre più diffuso. La conferma arriva dall’aumento, rispetto alla passata edizione della ricerca, del numero di giovani che dichiarano di essere stati vittima di minacce e offese in Rete. Complessivamente il 44,8% dei giovani intervistati, a fronte del 31,5% registrato lo scorso anno, infatti, dichiara di aver ricevuto messaggi o di aver letto informazioni false sul proprio conto (“qualche volta” e “spesso” rispettivamente il 39,2% e il 5,6%), mentre il 40,7% ammette di aver ricevuto “qualche volta” (37,3%) e “spesso” (3,4%) messaggi, foto o video offensivi (a fronte del 23,3% del 2015). Preoccupante appare ancora il dato relativo alle offese ricevute mediante il social network Ask.Fm, noto per la sua modalità anonima di interazione: il complessivo 30,2% degli intervistati (a fronte del 22,1% dello scorso anno) ha ricevuto offese anonime proprio sul social network, il 24,2% “qualche volta” e il 6% spesso. Il 20,2%, invece, dichiara di essere stato vittima di status denigratori e/o offensivi (il 16,5% “qualche volta” e il 3,7% “spesso”). Ancora, il complessivo 18,1% ha ricevuto messaggi, foto o video minacciosi.

C’è anche chi però si è reso protagonista di atti di cyberbullismo come il complessivo 33,3% (contro il 20,1% dello scorso anno) di coloro che hanno utilizzato la Rete per inviare messaggi, foto o video offensivi nei confronti di qualcuno (“qualche volta” e “spesso” rispettivamente il 25,2% e l’8,1%) e il 20,3% (a fronte del 16,5% del 2015) che ha invece utilizzato Ask.Fm per offendere gli amici (“qualche volta” e “spesso” rispettivamente il 16,2% e il 4,1%).

Appaiono alte anche le percentuali di giovani intervistati che hanno dichiarato di essersi resi protagonisti di episodi di bullismo nei confronti di alcuni dei propri coetanei al di fuori della realtà virtuale, e nello specifico di insulti ripetuti (28,4%), esclusione e isolamento (21,8%), telefonate o messaggi sgradevoli (21,7%), diffusione di messaggi, e-mail e biglietti privati (21,2%), umiliazioni di fronte ad altre persone (21,1%), o ancora diffusione di false notizie (17,2%), furto di oggetti o denaro (13,3%), minacce (13,2%), violenza fisica (12,9%), diffusione di foto o video compromettenti (12,7%) e pubblicazione di status denigratori e/o offensivi (12,4%).

Elevate, anche se in misura inferiore rispetto allo scorso anno, anche le percentuali di intervistati vittime di bullismo da parte dei propri coetanei, una violenza più spesso psicologica che fisica che si consuma, il più delle volte, proprio all’interno delle strutture scolastiche (50,3%): ben il 34,1% dichiara di essere stato vittima di diffusione di false notizie sul proprio conto (rispetto al 47,2% dello scorso anno), il 29,4% di insulti ripetuti (40,3% nel 2015), il 29,1% di telefonate o messaggi sgradevoli (lo scorso anno tale percentuale era pari al 39,8%), il 28,1% di esclusione e isolamento. Ancora, il 25,1% ha subìto umiliazioni di fronte ad altre persone (contro il 35,8% dello scorso anno), il 20,9% il furto di oggetti o denaro. Preoccupa anche l’8,9% di giovani intervistati che ammettono di essere stati oggetto di diffusione di foto o video compromettenti, così come il 5,7% che invece denuncia di aver subito molestie sessuali.

L’aspetto fisico risulta l’elemento maggiormente discriminante negli episodi di violenza, fisica o psicologica, subìta; il 32,4% , infatti, dichiara di essere stato vittima di insulti e violenza per il proprio aspetto fisico.

La volontà di combattere il fenomeno proviene dalle Istituzioni – con la discussione in Aula Parlamentare di specifici provvedimenti di contrasto al cyberbullismo e al bullismo – ma anche e soprattutto dagli stessi giovani che reclamano innanzitutto a gran voce l’introduzione del reato penale. Questo infatti uno dei provvedimenti al momento in discussione in Camera dei Deputati e che riceve una decisa approvazione da parte del complessivo 78,3% del campione che si dichiarano “abbastanza” (43,7%) e “molto” (34,6%) d’accordo.

Ben l’87,4% degli intervistati, inoltre, si ritiene d’accordo con l’obbligo per il Dirigente scolastico di denunciare all’Autorità giudiziaria i casi più gravi di bullismo (“abbastanza” e “molto” d’accordo rispettivamente nel 27,6% e nel 59,8% delle risposte), mentre il complessivo 87,1% si dichiara “abbastanza” (30,3%) e “molto” (56,8%) d’accordo con l’obbligo per il bullo di riparare i danni arrecati alla struttura scolastica a causa del suo comportamento violento. Ancora, il complessivo 78,7% concorda sulla realizzazione di specifici percorsi di riabilitazione per i bulli di età inferiore ai 14 anni, mentre il 75,2% è d’accordo sulla reclusione in carcere da 6 a 4 mesi per coloro che, con atti di bullismo, causino nella vittima il timore per la propria incolumità.

A destare perplessità nei giovani intervistati, invece, una delle disposizioni che prevede il sequestro di smartphone, pc e altri dispositivi per i bulli di età compresa tra i 14 e i 18 anni, che raccoglie i favori del complessivo 54,9% degli intervistati che si dichiarano “abbastanza” e “molto” d’accordo rispettivamente nel 29,7% e nel 25,2% delle risposte Appare però certamente non trascurabile la percentuale, pari al 42,1%, di coloro che invece sono “per nulla” (14,9%) e “poco” (27,2%) d’accordo.

Il 22,2% decide di confidare i soprusi subìti ai propri genitori, il 21,3% ai propri amici e l’11,2% ai propri compagni di scuola, ma c’è anche una percentuale significativa, pari al 19,6%, che sceglie invece il silenzio.

Preoccupa però anche una tendenza – che i dati contribuiscono a mettere in evidenza – alla sdrammatizzazione del fenomeno, delle offese e delle violenze subìte, da parte di quei genitori e di quegli insegnanti ai quali le giovani vittime si sono rivolte cercando conforto, sostegno e aiuto: ben il 20,1% degli intervistati ha infatti dichiarato che la reazione di genitori o insegnanti è stata quella di non dare peso alle offese e/o alle violenze subite, mentre più bassa appare la percentuale, pari al 17,1%, di coloro che sono stati da questi ascoltati e rassicurati.

Nel 22,2% dei casi, le vittime, la famiglia o gli insegnanti si sono rivolti alle Forze dell’Ordine denunciandone i soprusi.