I Talentuosi Acrobati. Politica

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4° Rapporto di ricerca Generazione Proteo

Sfiducia e difficoltà a individuare modelli e forti personalità da seguire appaiono le principali motivazioni alla base della distanza dei giovani dalla politica, rispettivamente per il 21,5% e per il 18,1% delle risposte del complessivo 67,8% di coloro che hanno dichiarato di essere “poco” (49,8%) o “per nulla” (18%) interessati alla politica.

D’altra parte il termometro dei sentimenti suscitati dall’attuale classe politica segnala senza indugio il suo cattivo stato di salute attraverso una successione di emozioni negative tra le quali emergono con forza la vergogna (18,4%), la sfiducia (17,5%), il disprezzo (15,6%) e la preoccupazione (11,9%).

Ancora, lo scollamento dal sistema della politica è evidente anche sul piano della percezione: la parola “politica” viene infatti principalmente associata alla corruzione, aspetto che riceve il 20,6% delle segnalazioni, seguito da quello relativo al potere indicato invece dal 14,7% degli intervistati. Solo il 6,6% dei giovani indica invece la parola democrazia, così come appare marginale anche la percentuale, pari al 4,3%, di coloro che individuano nei partiti politici l’immediata associazione con la parola “politica”, dati questi ultimi che impongono una riflessione profonda non solo sull’attuale classe politica ma anche e soprattutto sull’intero sistema di rappresentanza.

Giovani, dunque, delusi e che vedono disattese le personali aspettative sul sistema della politica ma anche sui suoi rappresentanti: ancora la corruzione viene indicata quale aspetto caratterizzante un cattivo politico, con ben il 23% delle segnalazioni, mentre il 18,3% ritiene che dalla lista di coloro che fanno buona politica debbano essere esclusi coloro che sperperano soldi pubblici, insieme a coloro che non tutelano tutti i cittadini, aspetto quest’ultimo indicato dal 14,8% del campione.

La richiesta dei giovani intervistati giunge, dunque, non inaspettata: ben il 35,7% auspica una classe politica che sia prima di ogni cosa onesta, mentre il 23,4% richiede vicinanza alle esigenze dei cittadini; attributi questi che, più di altri – quali la competenza indicata dal 10,1% degli intervistati – tratteggiano, secondo gli intervistati, una buona classe politica.

Chiamati ad esprimere la propria fiducia su una scala da 1 a 10 nei confronti di alcune Istituzioni presenti nel nostro Paese, i giovani intervistati esprimono giudizi medi di fiducia di gran lunga più bassi rispetto a quelli registrati nelle passate edizioni della ricerca. A ricevere il minor numero di consensi, e dunque un livello di fiducia molto basso, sono proprio le Istituzioni politiche e di rappresentanza, primi tra tutti i Partiti Politici che ricevono un punteggio medio pari a 3,3 (contro il 4,8 del 2015). A breve distanza, in questa scala crescente dei valori di fiducia, il Parlamento Italiano con un giudizio medio di 3,4 (a fronte di un giudizio medio pari a 5 registrato lo scorso anno), il Presidente del Consiglio con una valutazione di 3,7 (contro il 5,9 del 2015), il Presidente della Repubblica e i Sindacati che si aggiudicano entrambi un punteggio di 4,4 (rispetto rispettivamente al 6,5 e al 6,6 dello scorso anno).

Ancora ampiamente al di sotto della sufficienza troviamo la Chiesa con un giudizio medio pari a 4,9 (contro il 6,6 del 2015) e ancora la Magistratura con un voto medio di 5,3, la Banca Centrale Europea con un livello di fiducia pari a 5,4 e gli organi di informazione che raccolgono un punteggio di 5,8. Giudizi ben al di sotto di quelli espressi lo scorso anno, quelli relativi alle Forze dell’Ordine, quali la Polizia di Stato (5,6 contro il 7,4 del 2015), i Carabinieri (5,9 a fronte dell’8,4 dello scorso anno) e la Guardia di Finanza (5,9 contro l’8,3 del 2015). L’Unione Europea, che lo scorso anno faceva registrare un livello medio di fiducia pari a 7,9, quest’anno riceve invece un voto di 5,7.

L’unico a raccogliere un giudizio di fiducia elevato è invece Papa Francesco, con una valutazione pari a 7,1, anche se in diminuzione rispetto allo scorso anno, quando il punteggio era pari a 9. Il complessivo 62% si considera cittadino europeo (“abbastanza” e “molto” rispettivamente nel 49,2% e nel 12,5% delle risposte), espressione che il 35,7% degli intervistati identifica con la costruzione di una cultura condivisa e il 21,6% con una comune visione politica ed economica.

Tuttavia il campione appare spaccarsi circa la convenienza dell’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea e sull’opportunità di sviluppo economico e delle nostre imprese derivante dall’adesione all’UE. Il complessivo 52%, infatti, si ritiene “abbastanza” (42,6%) e “molto” (9,4%) d’accordo che per l’Italia l’appartenenza all’Unione europea sia un vantaggio, contro un complessivo 54,7% che invece ne dissente. Ancora, il 50% degli intervistati si ritiene “per nulla” (12,8%) e “poco” (37,2%) d’accordo sull’opportunità di crescita e sviluppo offerta dall’Unione europea alle nostre imprese (a fronte del 47,5% di chi si dichiara invece favorevole); il complessivo 55,7% si dichiara “abbastanza” (45,7%) e “molto” (10%) d’accordo sulla necessità di far parte dell’UE per la crescita economica del nostro Paese (contro il complessivo 41,9% che afferma di essere “per nulla” e “poco” d’accordo), mentre il 73,1% si dichiara “per nulla” (25,9%) e “poco” (47,2%) d’accordo con l’affermazione La politica italiana ha migliorato lo standard di vita degli italiani. Ben l’81,1% degli intervistati, infine, ritiene che l’Italia non abbia un peso notevole nelle decisioni politiche dell’Unione europea (“per nulla” e “poco” d’accordo rispettivamente nel 29,2% e nel 51,9%), mentre il complessivo 70,1% è convinto che solo i Paesi più forti, quali Germania e Francia, riescono a trarre vantaggio dall’Unione europea (“abbastanza” e “molto” d’accordo rispettivamente il 43,6% e il 26,5%).

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