Libro Bianco “Generazione Proteo”

Cinque anni di interviste, più di 70mila studenti coinvolti, il Libro Bianco, realizzato dall’Osservatorio “Generazione Proteo” della Link Campus University e consegnato oggi alle Istituzioni e, quindi, alla società tutta, offre uno spaccato appassionato e approfondito dei giovani e del loro rapporto con la politica e il lavoro, la scuola e la famiglia, gli stili di vita e i modelli culturali, il bullismo e il cyberbullismo, i consumi e lo sport, la moda e le tecnologie, i media e la religione, la giustizia e la privacy, l’immigrazione e il terrorismo. Un racconto intenso e vissuto, che nasce dalla collaborazione con gli istituti scolastici, che aderiscono alla “Rete Proteo”, per testimoniare che la reale conoscenza dell’universo giovanile passa ormai per l’imprescindibile e autentico dialogo tra scuola e università.

“Fin dal giorno della sua istituzione l’Osservatorio “Generazione Proteo” – dichiara il suo direttore Nicola Ferrigni, sociologo e docente della Link Campus University – si è proposto di dare voce ai giovani, tanto attraverso l’annuale Rapporto di ricerca quanto con la singolare esperienza della ‘due giorni’ di #ProteoBrains. Nato come ponte tra scuola e università, con questo Libro Bianco l’Osservatorio diventa anche ponte tra le Istituzioni, la società civile e i giovani, rispondendo così a una precisa istanza che proviene dai giovani stessi. “Ma se noi impariamo a chiedere le cose – affermava appena un anno fa uno studente partecipante a #ProteoBrains – voi Istituzioni siete disponibili ad ascoltarci?”. È proprio questo – continua Ferrigni – lo spirito con cui ci siamo cimentati nella realizzazione del Libro Bianco: dare solidità, tangibilità, concretezza alla fluidità delle idee dei giovani. Una responsabilità che sentiamo come adulti, e ancor più come Università”.

Nel corso degli anni, lo strumento di ricerca utilizzato dall’Osservatorio – ossia un corposo questionario ideato e approfonditamente discusso con i giovani – ha profondamente “mutato pelle”, in costante osmosi con i repentini cambiamenti socio-culturali che caratterizzano la quotidianità degli adolescenti. Di conseguenza si è passati dai macro-argomenti della politica, della scuola e del lavoro, tipici di un approccio “adulto” al mondo giovanile, al sempre maggiore spazio riservato al minuzioso approfondimento di temi quali gli stili di vita, i modelli culturali, l’idea di giustizia, il significato della privacy nel “vivere social”, l’identità di genere, l’integrazione culturale, il senso delle trasgressioni, la percezione della sicurezza. Tutti temi che, nel corso degli anni, sono stati suggeriti dai giovani nel corso dei menzionati focus group e che si sono alternati di edizione in edizione rispondendo proprio alle sollecitazioni dei giovani stessi.

La ricchezza delle differenti questioni affrontate, abbinata alla “serialità” con cui sono stati invece trattati altri argomenti, in questi anni hanno consentito all’Osservatorio di tratteggiare un identikit dei giovani italiani che appare perfettamente sintetizzato nei titoli dei cinque rapporti: una generazione inafferrabile (1° Rapporto, 2013), fatta di solisti fuoriclasse (2° Rapporto, 2014) e talentuosi acrobati (4° Rapporto, 2016) impegnati in una quotidiana corsa a ostacoli (3° Rapporto, 2015) e che vede nella cultura (5° Rapporto, 2017) l’antidoto alla follia di una società che sembra aver smarrito il senso più vero e autentico del concetto di “pubblico”.

POLITICA

Cresce negli anni la percentuale di giovani che prende le distanze dalla politica: se nel 2014 a dichiararsi “per nulla” e “poco” interessato alla politica era complessivamente il 57,2%, tale percentuale sale negli anni successivi fino a raggiungere punte del 70% circa nel 2016 e nel 2017.

Un’inversione di tendenza si registra invece nel 6° rapporto di ricerca (2018) in cui la percentuale torna ad abbassarsi di circa 10 punti percentuali rispetto all’anno precedente, mentre sale al 40% circa la percentuale di chi si dichiara “abbastanza” e “molto” interessato.

Le forme della partecipazione politica. Il voto resta per i giovani un punto fermo per la partecipazione alla vita politica e sociale del Paese e per poter contribuire al cambiamento. Nel 2013, raccogliendo le intenzioni di partecipazione al voto alle future elezioni, l’87% degli intervistati dichiarava di voler esercitare il proprio diritto di voto.

Tra il dire e il fare: nel 2018, l’81% degli intervistati ha dichiarato di aver votato alle ultime elezioni politiche. Nel 2017, un intervistato su due circa individuava proprio nel voto lo strumento più efficace per far sentire la propria voce.

La classe politica ideale. Onestà e vicinanza alle esigenze dei cittadini rappresentano le principali caratteristiche di un politico secondo gli intervistati già dal 2015, rispettivamente con il 39,3% e il 26,2% delle segnalazioni. Tali percentuali tendono però progressivamente ad abbassarsi negli anni successivi in favore del 3° aspetto maggiormente segnalato e che si ritiene una delle caratteristiche che deve possedere un buon politico, ovvero la competenza, che cresce dall’11,9% del 2015 al 12,6% del 2017, al 24,3% nell’ultimo rapporto del 2018.

Cittadini europei. Cittadini europei sì, ma no ai vincoli comunitari: nel 2015, se oltre la metà degli intervistati (58,7%) si dichiarava contrario a uscire dall’Unione Europea, il 42,6% era invece favorevole all’uscita dell’Italia dall’Euro. Nel 2016 il complessivo 62% si considerava cittadino europeo (“abbastanza” e “molto” rispettivamente nel 49,2% e nel 12,5%), espressione che non a caso la maggioranza degli intervistati identificava con la costruzione di una cultura condivisa (35,7% nel 2016 e 38,7% nel 2017), prima ancora che con una comune visione politica ed economica (21,6% nel 2016 e 22,8% nel 2017).

LAVORO

Dal lavoro futuro i giovani si aspettano principalmente una gratificazione personale (30,9% nel 2013, 20,4% nel 2014 e 23,7% nel 2015). È sempre nell’area lavorativa che si annidano altresì le loro principali paure, strettamente legate alla disoccupazione (che passa dal 18,5% del 2014 al 22,9% del 2017), cui si affianca il timore di non riuscire a realizzare i propri sogni (che cresce significativamente dal 19,5% del 2013 al 37,5% del 2017).

FAMIGLIA

I giovani abbracciano e appoggiano una visione della famiglia che non esclude le coppie dello stesso sesso (opinione sostenuta dal 51,7% nel 2015 al 52,7% nel 2016), seppur manifestando una crescente prudenza quando si tratta di taluni diritti quali l’adozione dei figli: nel 2015 erano complessivamente il 58,9% gli intervistati che si dichiaravano “per nulla” e “poco” favorevoli all’adozione per le coppie omosessuali; tale percentuale l’anno successivo è pari al 59,1%.

BULLISMO E CYBERBULLISMO

L’Osservatorio “Generazione Proteo” è stato uno dei primi a lanciare un allarme sociale sull’utilizzo del social network Ask.fm: già nel lontano 2014 erano il 14% gli utilizzatori. Tali dati venivano veicolati proprio mentre la stampa annunciava il suicidio della 14enne di Torino a causa degli insulti ricevuti proprio sul social network.

La percentuale sale addirittura al 20,5% nell’anno successivo, mentre nel 2016 coloro che dichiarano di aver utilizzato Ask.fm per offendere qualcuno rappresentavano il 20,3% degli intervistati. Le vittime di insulti e prepotenze su Ask.fm nel 2016 erano invece il 32,2%.

Gli interlocutori delle vittime di bullismo e cyberbullismo. Le vittime di bullismo e cyberbullismo tendono a non confidare le violenze subite: nel 2016 il 19,6% dichiarava di non essersi confidato con nessuno; tale percentuale sale al 21,3% l’anno successivo. Chi invece decide di rivolgersi a qualcuno per chiedere aiuto, sceglie amici o genitori. La percentuale di chi dichiara di rivolgersi ai genitori scende però dal 22,2% del 2016 al 13,9% del 2017.

Tra le motivazioni di chi decide di non confidarsi con il mondo adulto e in particolare con genitori e/o insegnanti, nel 2017 ci sono soprattutto il timore di peggiorare la situazione (31,8%) o il divieto che questi potrebbero imporre riguardo all’utilizzo dei dispositivi tecnologici (23,2%), e ancora la scarsa competenza e conoscenza di questi del web e dei social network (22,4%).

Ma chi decide di confidarsi con genitori e insegnanti non riceve una risposta adeguata: nel 2016 erano il 20,1% gli intervistati che dichiaravano che genitori e insegnanti con cui avevano deciso di confidarsi non avevano dato peso alle confidenze; tale tendenza a sdrammatizzare sale al 37,7% l’anno successivo.

I consigli per contrastare il fenomeno. I giovani, consapevoli dei pericoli connessi alla diffusione del fenomeno e fortemente decisi a contrastarlo, richiedono un intervento legislativo: se nel 2016 il 33,2% proponeva come azione di contrasto al bullismo e al cyberbullismo attività di dialogo e sensibilizzazione al rispetto (nelle scuole e in famiglia), tale percentuale scende l’anno successivo al 25,5%, in favore della quota di chi invece invoca leggi più severe. Questa percentuale infatti sale dal 14,8% del 2016 al 25,1% del 2017.

SOCIAL NETWORK

I dati raccolti dall’Osservatorio mostrano negli anni la parabola discendente di Facebook tra i più giovani: nel 2013 a utilizzare il famoso social network era il 91% circa degli intervistati; tale percentuale sale al 93,7% nel 2014, per poi scendere al 92,9% nel 2015. Nel 2016 vi è però una decisa inversione di tendenza dal momento che il 43,5% degli intervistati dichiara di utilizzare Facebook in misura inferiore rispetto all’anno precedente. Tra le motivazioni, nel 2016 si dichiara che Facebook sia ormai diventato noioso (30%) e che si preferiscono altri social network (21,7%), primo fra tutti Instagram (che già nel 2015 vantava un 64,2% di utilizzatori tra gli intervistati).

Perché si utilizzano i social network. Alla base dell’utilizzo dei social network vi è soprattutto l’esigenza di tenersi in contatto con persone distanti o che non si vedono da tempo (23,6% nel 2014 e 22,4% nel 2015), così come il desiderio di condividere con i propri contatti video, foto o post (percentuale che sale dal 18,6% del 2014 al 19,7% del 2015).

A destare preoccupazione invece la pratica del selfie estremo: il 22,3% nel 2015 dichiarava di aver scattato un selfie alla guida del motorino (17,9% nel 2017), il 22% su una giostra estrema (27,3% nel 2017), l’11% in situazioni pericolose (10,9% nel 2017), l’11,3% accanto ad animali pericolosi (12,8% nel 2017).

Attenzione ai pericoli e alla privacy. Nonostante il massiccio utilizzo della Rete e dei social network, i giovani sono ben consapevoli dei pericoli, soprattutto per la loro privacy. Nel 2014 e nel 2015 rappresentavano oltre il 70% (77,6% nel 2014 e il 73,2% nel 2015) gli intervistati secondo i quali i social network rappresentano un pericolo per la privacy. D’altra parte, è proprio l’accesso tramite dispositivo mobile a essere ritenuto pericoloso, al punto che, nel 2016, se il 42,1% dichiara di proteggere il suo smartphone con un antivirus, il 23,6% evita di accedere ai propri account social e di posta elettronica quando è connesso a reti wi-fi aperte. Tra gli altri pericoli riconosciuti ai social network nel 2017 si segnalano il rischio di creare dipendenza (33,9%) e di disabituare alla vita reale (29,1%).

PENA DI MORTE

I dati diffusi dall’Osservatorio “Generazione Proteo” lasciano emergere una tendenza giustizialista che prende forma in modo particolare nel parere favorevole alla pena di morte: i favorevoli erano complessivamente il 33,4% nel 2015, il 38,6% nel 2016 e il 31,7% nel 2017. Proprio nel 2017 sale però al 30,7% la quota degli indecisi che tende nuovamente ad abbassarsi nell’ultimo rapporto di ricerca del 2018 al 20,2% in favore ancora una volta dei favorevoli che nel 2018 rappresentano il 34,5% degli intervistati. Tra i reati che si vorrebbero punire con la pena capitale, la pedofilia (30,6% nel 2017 e 29,1% nel 2018) e il terrorismo che però scende dal 26,2% del 2017 al 17,6% del 2018, in favore del reato di omicidio che invece sale dal 18,5% del 2017 al 24,8% del 2018.