IL CYBERBULLISMO:
UN INCUBO PER GLI ADOLESCENTI

«IL MESSAGGERO» INTERVISTA NICOLA FERRIGNI

Il quotidiano «Il Messaggero» torna a parlare di bullismo e cyberbullismo, fotografando la diffusione del fenomeno, analizzando i diversi strumenti attraverso cui esso prende forma, infine discutendo sulle novità normative attualmente in discussione. A commentare la situazione Nicola Ferrigni, direttore dell’Osservatorio “Generazione Proteo”.

«La crescita del cyberbullismo è direttamente legata all’aumento della diffusione dei social network – osserva Ferrigni soffermandosi sui dati allarmanti relativi alla diffusione del fenomeno – Fino a un anno fa, era l’80% ad avere un profilo social, oggi è addirittura il 93%. L’elemento cardine del sistema è il silenzio dello spettatore: gruppi di persone si coalizzano contro una e gli altri stanno a guardare. Il bullo è uno e una è la vittima, il problema sono i cento che mettono “like” o non dicono nulla. La maggioranza dei ragazzi giudica i bulli dei deboli: a dare loro la forza è il sostegno che ricevono pure da chi tace».

Per contrastare questo fenomeno, sostiene altresì Ferrigni, bisogna coniugare misure normative specifiche finalizzate alla sanzione dei comportamenti devianti con politiche pubbliche mirate alla costruzione di una cultura della Rete, tanto tra i giovani quanto tra gli adulti (genitori, insegnanti, ecc.): «bene la legge, ma non sono gli adulti a doversi mettere in cattedra. Per loro, il fenomeno è distante, materialmente e concettualmente. C’è ancora chi sostiene che il problema sia il numero di ore che si passano davanti al pc, è un modo vecchio di pensare. Sono i giovani a dover insegnare cosa significa e come si muove il cyberbullismo. Sono loro che devono indicare ai grandi come aiutarli. Occorre un profondo cambiamento culturale».