VIAGGIO NEL MONDO DEGLI ADOLESCENTI

3° PUNTATA DELL’INCHIESTA DEL SETTIMANALE «GENTE»

Abbiamo le ali ma non voleremo mai. Il settimanale «Gente» continua il proprio viaggio nel mondo degli adolescenti con una puntata dedicata alle paure e ai valori dei giovani. Tra gli esperti intervistati c’è ancora una volta Nicola Ferrigni, direttore dell’Osservatorio “Generazione Proteo”, che ogni anno una ricerca sui giovani italiani.

Di seguito un estratto dell’articolo di Rossana Linguini.

Una generazione senza più sogni, atterrita dall’idea di non riuscire a trovare lavoro, di non arrivare alla fine del mese. Di non farcela. Dimenticateveli i bamboccioni, perché gli adolescenti italiani hanno i piedi piantati per terra e poca voglia di voli arditi: le ali, però, gliele abbiamo bloccate noi. La fotografia che è stata scattata dall’Osservatorio “Generazione Proteo” è di quelle che lasciano l’amaro in bocca. «Perché il fatto che le paure per il futuro dei 10mila ragazzi tra i 17 e i 19 anni che abbiamo intervistato si concentrino sul lavoro è un campanello d’allarme», ci spiega il sociologo Nicola Ferrigni, direttore dell’Osservatorio. Sarebbe stato più normale se avessero temuto di non incontrare il grande amore, se fossero preoccupati delle quotidiane minacce legate al terrorismo internazionale e a guerre sempre più vicine, dice Ferrigni. Invece, la paura più grande, guardando al futuro, per la quasi metà degli intervistati è quella di non riuscire a realizzarsi o di essere disoccupati. «Questo non dipende solo dalla percezione generata dal clima di insicurezza economica del Paese», precisa il sociologo, «ma anche da una paura vissuta probabilmente da molti di loro sulla propria pelle: l’esperienza di genitori o fratelli maggiori che hanno un vissuto di questo tipo, per esempio».

Eppure non rinunciano agli ideali, raccontano i dati e i numeri dell’indagine, che in fondo dipingono una generazione che nella professione cerca la gratificazione personale più che il denaro, la soddisfazione più che la stabilità. «Certo, ed è una cosa bella», argomenta Ferrigni, «però è anche naturale: sono pur sempre adolescenti e per definizione idealisti. Ciò che invece emerge inaspettatamente è che, a differenza di quello che solitamente immaginiamo noi adulti, sono altamente responsabili, con la testa sana e i piedi ben saldi. Eppure se oggi chiediamo a questi ragazzi che cosa vogliono fare da grandi, non lo sanno». […]

Eccolo, dunque, il sogno rubato. Per questo Ferrigni parla di “generazione ingabbiata”. «Siamo noi adulti il macigno che pesa su questi ragazzi, noi che non crediamo alle loro capacità, li consideriamo sempre bimbi da guidare per mano mentre loro, che da una parte hanno subìto il peggio in termini di condizionamenti e paure, hanno risposto con una grande presa di coscienza». Più che adolescenti, giovani adulti, lontani anni luce dai bamboccioni che perdono tempo senza decidersi a lasciare le comodità della casa di mamma e papà. «Quel termine, di cui abbiamo anche abusato», conclude Ferrigni, «poteva avere un senso per chi è nato negli anni Ottanta e fino all’inizio degli anni Novanta, quando i ragazzi vivevano in eccesso di comodità e avere la macchina ai 18 anni in una famiglia di classe media era quasi scontato: oggi è un lusso».